Consulenze familiari rivolte agli anziani e ai loro familiari.

Parlare di anziani è oggi molto forviante per chi è investito direttamente dal problema: i figli degli anziani e gli stessi ultra 65enni.

È bene ricordare che la definizione di anziano è convenzionale, non oggettiva, e lo è perché favorisce una organizzazione dei servizi più chiara, anche se non sempre più efficiente. Vecchio, anziano, ultra65enne e non autosufficiente non sono sinonimi.
Gli anziani di oggi non hanno nulla a che fare con quelli che erano anziani quando loro avevano 20 anni. Quarantacinque anni fa i sessantacinquenni erano vecchi, oggi non più.

Fra l’85 e il ‘95 ci si accorse che le malattie nell’età anziana potevano diventare croniche, grazie all’evoluzione della medicina, e si cominciò ad investire nelle case di riposo. In modo sistematico si stava rispondendo ad una richiesta del territorio e la popolazione diventava piú longeva.
Rapidamente, già nel 2001, qualcuno cominciò a parlare di emergenza anziani: “nel giro di 10 anni non ci saranno più posti in struttura per tutti, né sufficiente personale a garantire l’assistenza”.

Si potrebbe fare dell’ironia, o vedere della malafede, sul fatto che ogni anno, di solito in estate quando i figli lasciano i genitori anziani a casa da soli per andare in ferie, qualcuno ripete che siamo sull’orlo della catastrofe.
Ma negli ultimi 30anni i figli di chi andava in casa di riposo hanno ricevuto un severo monito e hanno cominciato a tenere comportamenti più sani, per non fare la stessa fine dei genitori. Un 70enne di oggi è più sano di un 70enne di 20 anni fa.

Senza perdersi in quali sono le motivazioni politiche ed economiche che spingono affinché i concetti di vecchi-anziani-malati- non autosufficienti coincidano, mi permetto di focalizzare l’attenzione su due tipologie di persone che potrebbero giovarsi di una consulenza familiare:
– gli anziani, che vivendo da soli hanno bisogno di capire come meglio organizzarsi per restare il più a lungo possibile indipendenti
– i figli di ultra 65enni che, preoccupati dei sempre più frequenti cedimenti di un genitore, vorrebbero valutare, in un contesto riservato e non giudicante, se ci sono alternative all’inserimento in casa di riposo.

Per questo tipo di valutazioni ci si può rivolgere agli/alle assistenti sociali alle dipendenze degli enti comunali. Spesso i diretti interessati, invece, si rivolgono direttamente alle case di riposo senza rendersi conto di chiedere l’opportunità di un inserimento a chi vive sugli inserimenti. È solo la correttezza del professionista che evita molti inserimenti prematuri.
Purtroppo non si è ancora riusciti a superare l’idea che i servizi sociali di un comune non sono dedicati esclusivamente agli emarginati.

Fermo restando che i professionisti sopracitati dimostrano sempre correttezza e abnegazione per la loro utenza (più di quanto gliene venga riconosciuta), è inutile negare che le relazioni politiche ed economiche fra enti (Comune ,Ulss e Casa di riposo) influenzano anche l’attivazione e la scelta di possibili risposte.

In una consulenza privata, nel bene e nel male, si cercherà di trasmettere, a chi la chiede, una comprensione il più possibile oggettiva del problema e valutare insieme le risposte percorribili.