La politica dei bambini rubati – pensieri di un Assistente Sociale

Sembra che sia esploso davvero lo scandalo: bambini portati via alle famiglie per essere affidati ad altre famiglie per motivi economici. Si parla di lavaggio del cervello per mezzo di stimoli elettrici: l’orrore nell’orrore, come se l’allontanamento di un bambino dai suoi genitori non fosse già di per sé un orrore abbastanza grande.

Io ho “fatto” tutela, come si dice in gergo,e ho vissuto da vicino cosa vuol dire allontanare un bambino dalla sua famiglia. Non ho dormito diverse notti, come la maggior parte delle mie colleghe, al pensiero di quanto il mio agire avrebbe potuto condizionare la vita di quel bambino nel bene e nel male. Ho cercato di fare del mio meglio.

Poi sono passati gli anni e ho visto i risultati degli allontanamenti, ho visto famiglie affidatarie, ho visto comunità per minori. Non ho mai incontrato nessuno che speculasse sulla situazione, ma la situazione non era comunque ottimale. Troppo difficile il lavoro, troppe decisioni, troppe implicazioni, troppi “forse” e troppi “probabilmente”.

Ma il lavoro in tutela era il primo lavoro che si trovava, c’era sempre posto, e gli operatori erano sempre giovani, inesperti e sull’orlo di una crisi di nervi.

Dopo 20 anni, guardando solo la mia personale esperienza, sono giunto alla considerazione che la vera differenza la faceva la resilienza dei bambini, più che il lavoro dei servizi.

Ho attraversato un periodo storico molto particolare in cui le case famiglia hanno sostituito gli istituti,e alle case famiglia si sono aggiunte le famiglie affidatarie, i laici hanno preso il posto dei religiosi, la psicologia ha gerarchicamente superato la pedagogia,ad una logica protettiva e riparativa si è aggiunta quella predittiva, luoghi affettivamente più ricchi hanno sostituito luoghi in cui l’importante era insegnare le regole, la buona educazione e le abilità di base.

Fu una guerra politica vera, ad un modello se ne sostituì un altro.

Era meglio prima? La verità è che poco è cambiato, si è continuato a lavorare sui minori in entrambi i periodi perché risorse, anche economiche, adeguate per prendere in carico i nuclei familiari in toto non ce ne sono mai state, né si è mai pensato che quella fosse la strada da percorrere.

Ma torniamo all’oggi: quello che è successo è orribile? Si. Era prevedibile? Si, la verità è che era possibile che succedesse! Nel sistema attuale basta cambiare gli operatori perché la situazione possa assolutamente scappare di mano. Molti servizi hanno periodi bui durante i quali, per la presenza di un operatore troppo “zelante”, si sono fatte anche delle grandi imprudenze. D’altra parte la legge dice che si deve intervenire subito quando si ha il sospetto, non la certezza, che qualcosa stia succedendo. E chi si prende la responsabilità di non essere intervenuto quando aveva il sospetto? E il sospetto è facile che venga, soprattutto da quando qualcuno pensa di poter leggere l’animo umano attraverso dei disegni.

Ma la domanda vera sarebbe, a fronte di qualche, speriamo, sporadico caso di allontanamento eccessivo, il resto andava bene? La maggior parte del lavoro fatto dai servizi di tutela ha avuto un riscontro positivo?

Purtroppo studi veri e propri su quanto funziona il servizio di tutela dei minori non ce ne sono. Si mormora che chi ha fatto una valutazione sui 20 anni del proprio lavoro, andando a guardare come sono andati i propri casi, abbia scoperto che molti figli poi tornano dai genitori naturali da cui erano stati allontanati.

C’è anche un’altra questione, che non viene mai sollevata, ma sapete quanto guadagnano le persone che scrivono relazioni per dire se siete adeguati o no come genitori? Circa 1500 euro, vi sembra una cifra adeguata per attrarre le persone più qualificate e motivate?

E adesso cosa succederà ai servizi? Saremo tutti considerati degli avvoltoi? Saremo come i preti che adesso sono considerati tutti pedofili… e se si quanta responsabilità abbiamo su quanto è successo?

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