Effetti collaterali del “benessere”– riflessioni di un assistente sociale

Cercare di sfuggire alle banalità quando si parla di come è cambiata la società è davvero impegnativo. Scrivere cose trite e ritrite che il lettore non riesce a codificare, o meglio non riesce a valutare, è frustrante. Ciononostante proverò lo stesso a definire una mia personalissima riflessione sugli “effetti collaterali” del cosiddetto “benessere”.

Statistiche e studi, quelli veri, dimostravano che ad incidere in modo determinante sulla “qualità” della vita delle persone erano le relazioni umane.

Incidevano in modo determinante sulla salute psichica, ma anche sulla salute fisica: uno studio in particolare aveva dimostrato che chi aveva più amici viveva di più.

La statistica aveva dimostrato che la psicoterapia aveva la stessa valenza positiva delle relazioni amicali e questo sembrava un serio ostacolo allo sviluppo economico di questa pratica, ma non è stato così, perché quello che la statistica ad oggi non ha ancora codificato è che gli esseri umani, del cosiddetto “primo” mondo, fanno molta meno fatica a pagare la parcella di un professionista che ad accettare le piccole difficoltà che una relazione umana comprende.

Ciascuno di noi ha dei lati belli e dei lati brutti,ciò che ci differenzia dalle generazioni precedenti è che siamo cresciuti in un contesto che ci ha spinto oltremodo ad essere noi stessi… solo che il “noi stessi” a volte è indigesto agli altri e il “noi stessi” degli altri è indigesto a noi.

Inoltre l’enorme disponibilità di risorse di cui disponiamo (qui nel primo mondo) ci favorisce nel soddisfacimento di qualsiasi necessità. Non abbiamo bisogno di andare davvero d’accordo con nessuno per le nostre necessità primarie. A volte ci dimentichiamo che nel nostro paese non muore nessuno di fame o di sete. Un ricovero notturno è disponibile quasi ovunque.

I bisogni primari erano una bella spinta a creare relazioni, adesso questa spinta non c’è più. Non abbiamo bisogno del consenso di nessuno neanche per realizzare dei sogni: scrivere un libro, dipingere o incidere un disco era una volta riservato a chi aveva talento, adesso basta pagare. L’unico limite che abbiamo è la nostra determinazione, il nostro desiderio. Sia la determinazione che il desiderio vanno coltivati nella solitudine: difficile desiderare qualcosa o raggiungere un obiettivo ascoltando critiche e obiezioni altrui, molto difficile!

Sembrava che il “benessere” fosse per definizione “la sicurezza, il soddisfacimento dei propri bisogni primari e la realizzazione dei propri sogni” … ma adesso che lo abbiamo siamo felici? Non sembra, sembra anzi che non riusciamo a riconoscerlo. Sembra che possiamo curare il nostro corpo e la nostra bellezza, ma senza nessuno che ci ammiri la cosa resta puerile. Possiamo dire le nostre opinioni sui social, ma se nessuno le legge, o mette un like, a cosa serve? E poi sui social, c’è il problema di come gestire chi non la pensa come te: confuti le sue opinioni? Non gli rispondi? Li censuri?

Scrivere libri, dipingere, scolpire o suonare musica diventa un mero esercizio onanistico, più che artistico, se nessuno valuta il nostro lavoro.

Il “benessere” economico ci ha portato alla totale indipendenza gli uni dagli altri. Siamo diventati isole collegate attraverso virtuali ponti radio, ma questo è, per dirla nel modo più banale, meno divertente. Che sia meglio fare sesso attraverso un video piuttosto che di persona diventerà (se non lo è già diventato) un concetto opinabile. La soddisfazione nei visi di chi ha superato delle difficoltà diventerà un ricordo. I legami costruiti per affrontare le difficoltà semplicemente non esistono più perché la soluzione più semplice è sempre quella di ricorrere al denaro.

Un professionista che ha sempre lavorato perché gli altri raggiungessero il benessere, in un contesto così modificato, su cosa dovrebbe lavorare? Dovrebbe costruire disagio?

Ma poi la domanda vera è: vogliamo uscire da questa condizione? O tutto sommato è meglio così? Era meglio fare “comarella” con gli amici con la “pancia vuota” (concetto solo astratto visto che nessuno di quelli che legge o scrive sa di cosa si tratti) o è meglio guardare la tv con un sacchetto di patatine e una birra?

p.s: se ti piace ciò che scrivo o vuoi essere informato sulla mia attività ricordati di mettere mi piace o sulla pagina o sul blog… se dovesse piacerti così tanto da valutare l’ipotesi di condividerlo… ancora meglio … 😁

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