Arrivano i NAVIGATOR!!! – riflessioni di un Assistente Sociale

Arrivano i navigator e mi permetto di fare una mia riflessione tecnica, da assistente sociale, su questa scelta politica.
E’ una scelta sbagliata? Solo il tempo lo dirà, ma alcune riflessioni si possono fare.
1) questa nuova professione dovrebbe trovare spazio nei centri per l’impiego, le perplessità nascono dal fatto che i centri per l’impiego vengono considerati dai più un fallimento. Le persone che trovano lavoro attraverso i centri per l’impiego sembrano davvero una rarità. Devo ammettere che in 20 anni di lavoro con persone disoccupate non ne conosco una che abbia trovato lavoro attraverso il Centro per l’Impiego: ho visto persone trovare lavoro tramite conoscenze, trasferimenti, progetti del comune e colpi di fortuna, anche attraverso percorsi di crescita personale, ma mai attraverso il collocamento.
2) Le nuove figure che vanno ad occupare questi posti dovrebbero essere, stando alle prime informazioni, esperti di risorse umane, ovviamente disoccupati. Si implementano quindi le capacità del Centro per l’Impiego con competenze di selezione del personale prima che di accompagnamento. In teoria chi lavora nelle risorse umane è orientato a selezionare le persone giuste, non ad accompagnarle a crescere né a svilupparne competenze o capacità.
3) Il governo parte dal presupposto che il posto c’è e si deve solo lavorare sull’indirizzare le persone nel posto giusto con un sostegno relativo. Peccato che la storia quotidiana ci racconta che le difficoltà a trovare lavoro siano più legate al costo di un’assunzione, alla burocrazia e all’esternalizzazione della produzione… e diciamocelo: anche all’incapacità di fare ciò che non ci piace.

L’impressione che mi sono fatto io, lavorando con le persone in stato di povertà, è che molto prima della povertà arrivano la marginalità, la povertà di relazioni significative, solitudine, mancanza di competenze e risorse.
Purtroppo c’è da dire che anche le figure professionali orientate alla crescita personale, come la mia per intenderci, hanno dimostrato non poca inadeguatezza nel risolvere il problema della povertà e del ricollocamento lavorativo.

Credo che un problema stia a monte, nell’interpretazione, nella sovrapposizione che si fa fra povero e disoccupato. Un disoccupato non è necessariamente povero e un povero non è necessariamente disoccupato.
Il famoso REI era una misura dello stato per i poveri, orientata anche a chi restava senza lavoro.
I Navigator sono un’iniziativa orientata ai disoccupati affiancata al reddito di cittadinanza che dovrebbe puntare a risolvere il problema dei poveri.
Io resto dell’idea che i problemi della marginalità e della povertà non si risolvono con politiche orientate all’individuo, ma alla comunità.
Purtroppo mi è sempre più evidente che l’Italia è una nazione, ma non è un popolo e sicuramente non è una comunità.
Il reddito di cittadinanza è iniquo perché la cifra , uguale da nord a sud, permetterà di vivere al sud con soddisfazione e al nord di fare la fame. La misura dei navigator potrà forse funzionare al nord dove il lavoro c’è e fallirà al sud dove il lavoro, in regola, è una chimera.

Una sola vera novità, col sarcasmo dovuto al paradosso della situazione, se gli operatori del sociale sono sempre stati un bacino di voti per la sinistra, i navigator saranno certamente un bacino di voti per il Movimento cinque stelle e la Lega.

Ps: andate a vedervi il film… una vera chicca anni 80

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